Libano: card. Sandri (Chiese orientali), “tenere unità con le comunità della diaspora”

“La festa odierna ci rende consapevoli che il Signore è presente, cammina con la sua Chiesa e l’umanità lungo la storia, nutrendoci di Lui desidera trasformare la nostra esistenza perché essa stessa diventi ‘eucaristica’”. Lo ha detto il card. Leonardo Sandri, prefetto della Congregazione per le Chiese orientali, nell’omelia pronunciata durante la Divina Liturgia in rito siroantiocheno maronita nella parrocchia di St. Charbel, a Detroit, nella solennità del Corpo e del Sangue di Cristo. Dal porporato l’incoraggiamento a non “guardare alla propria vita e a quella del mondo, facendo l’elenco dei difetti – di solito prima quegli degli altri intorno a noi prima che i nostri -, pensare a tutte le difficoltà che dovremo affrontare, rimanere schiacciati dalla preoccupazione dei grandi problemi che riempiono la nostra esistenza”. Riflettendo tutto ciò su “una chiesa intera, per esempio quella maronita”, il card. Sandri ha indicato “l’esigenza di tenere l’unità tra le comunità del Libano e quelle ormai forse più numerose della diaspora”, nonostante “il rischio, da un lato, dell’insignificanza in mezzo alle altre componenti religiose e confessionali della società libanese o, dall’altro, della secolarizzazione nei nuovi contesti all’estero”. Poi, l’attenzione del prefetto sulle “sfide della carità e dell’accoglienza che fanno parte dell’identità del cristiano ma che nelle loro proporzioni numeriche ci sembrano immani”. Il riferimento al caso dei rifugiati siriani che rimangono più di un milione nel Paese dei Cedri. E, ancora, “la difficoltà di una testimonianza autentica e purificata da parte di alcuni sacerdoti o in alcuni ambiti della vita ecclesiale dove l’esercizio del potere, l’amministrazione dei beni o quello della giustizia nei tribunali può tentare alcuni di cercare la propria affermazione e non il bene dei fratelli”. Quindi, l’incoraggiamento a tenere lontano “uno spirito di rassegnazione”. “Cristo però è il vivente e si affianca a noi anche nel momento della desolazione e dell’incapacità a sentirlo presente – ha concluso il cardinale -. Annunciamo a noi stessi e ai fratelli che in tutti i problemi che abbiamo prima delineato noi non siamo soli, in ciascuno di essi il Signore continua a guidare la sua Chiesa”.

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