Card. Martini: padre Salvini (La Civiltà Cattolica), “accompagnò l’aggiornamento della Chiesa e dell’Ordine dall’interno, come i santi”

“Martini al momento dell’ingresso in noviziato bruciò i propri diari in segno di inizio di un nuovo percorso di vita. Non conosciamo una parte dell’itinerario spirituale e a quali libri si sia ispirato”. Lo ha detto padre GianPaolo Salvini, direttore emerito de La Civiltà Cattolica, intervenendo oggi pomeriggio nella sede della rivista dei gesuiti, a Roma, alla tavola rotonda sul tema: “Carlo Maria Martini. Formazione ed eredità”. L’incontro si è svolto anche in occasione della pubblicazione di “Martini. Gli anni della formazione (1927-1962)”, (ed. Il Mulino, 2019), di Alberto Guasco. Richiamando la sua conoscenza personale del cardinale, p. Salvini ha ricordato che il porporato visse la sua vita con “un certo umorismo”. “Frequentandolo, notavo che il suo umorismo era cauto ma abbondava”. “Era un modo per disarmare la realtà prima che ci cada addosso”. “Quando mi parlava della morte a Gallarate, mi diceva di non avere paura della morte – ha ricordato il gesuita -. ‘Canterò i miei canti al Signore per l’eternità, anche se arriverò in ritardo’”. P. Salvini ha riferito anche della passione per la montagna del card. Martini, che “appare da interviste già in giovinezza”. “Come altri sacerdoti visse la mistica della montagna – per aspera ad astra -, che era tipico di quasi tutti i seminari che facevano vacanze in montagna e mai a mare”. Poi, l’attenzione sull’apprezzameneto di Martini per i gesuiti che si dedicavano all’insegnamento, ricordando che “chi insegna trasmette non tanto ciò che sa ma ciò che è”. “Martini ha avuto una formazione vecchio stile che ha contributo a cambiare, ma senza scossoni e rivoluzioni, accompagnando nella vita dell’Ordine l’aggiornamento che l’intera Chiesa stava vivendo.E lo ha fatto, come fanno i santi, cioè dall’interno”.

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