Diocesi: Taranto, Giornata del Sovvenire. Muolo (Avvenire), “la ricchezza della Chiesa si misura in termini di opere compiute”

La Chiesa è ricca o povera? Da dove arrivano le risorse e come vengono impiegate? Perché il Vaticano non vende tutti i suoi beni e li destina ai più poveri? Mimmo Muolo, vaticanista del quotidiano Avvenire, ha risposto a queste ed altre domande del pubblico, intervenuto sabato sera al convegno “Soldi alla Chiesa cattolica: come li gestisce e dove vanno a finire. Al di là dei luoghi comuni”. L’evento rientrava nella Giornata diocesana del Sovvenire, organizzata dal settimanale della diocesi di Taranto, Nuovo Dialogo, tra i vincitori del bando nazionale per l’organizzazione della Giornata. Obiettivo: accendere una luce sul Servizio per la promozione del sostegno economico alla Chiesa Cattolica e sconfessare fake news sul tema. Muolo, autore del libro “I soldi della Chiesa. Ricchezze favolose e povertà evangelica”, ha spiegato: “Le grandi direttrici di spesa sono due: l’annuncio del Vangelo e le grandi opere di carità. In Italia se ne fanno tante. È un bene diffuso, capillare, che non fa notizia ma che esiste e sostiene la vita sociale della nazione. L’esempio è la Caritas, che ogni anno con le mense distribuisce sei milioni di pasti gratuitamente a chi non ha sostentamento. Certo, se noi guardiamo il complesso dei beni mobili ed immobili a disposizione della Chiesa, potremmo anche dire che lo sia ma la ricchezza della Chiesa non si misura in termini di beni posseduti, quanto in termini di opere compiute. Quindi se io ho dei soldi e li destino interamente alla carità e all’annuncio del Vangelo, non mi posso definire ricco, perché la ricchezza evangelica, da cui Gesù ci mette in guardia, è l’attaccamento del cuore a quei beni”.

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