Sinodo per l’Amazzonia: proposto un “organismo ecclesiale permanente” per la Chiesa in Amazzonia

“Un organismo ecclesiale permanente che si faccia carico di tutto il percorso post-sinodale, valorizzando il contributo della Repam”. È una delle proposte emerse al Sinodo per l’Amazzonia, come ha riferito padre Giacomo Costa, segretario della Commissione per l’informazione, durante il briefing di oggi in sala stampa vaticana. “Creare una struttura ecclesiale, un organi che accompagni il popolo di Dio nella regione panamazzonica”, hanno proposto i padri sinodali nella Congregazione generale di oggi, dando seguito al dibattito di ieri. “Nonostante le diversità dei popoli, la Chiesa in Amazzonia ha una sua unitarietà”, ha fatto notare Costa, che per riassumere il percorso sinodale fin qui percorso ha usato una parola – “sinodalità” – come simbolo della necessità di “una nuova relazionalità della Chiesa, a tutti i livelli”. “Creare nuove modalità per camminare insieme”, uno degli obiettivi finora più condivisi dai partecipanti al Sinodo: “Si tratta di una sinodalità missionaria, non di una questione di strutture, radicata nell’Eucaristia”, ha precisato Costa. Altro tema emerso in molti interventi in aula, ha riferito Paolo Ruffini, prefetto del Dicastero per la comunicazione della Santa Sede, quello dell’educazione, “in generale, non soltanto ecclesiale”, ha precisato a proposito della necessità di “una rete educativa per tutti i popoli indigeni, di cui la Chiesa è portatrice e parte attiva”. A questo riguardo, Ruffini ha definito “molto toccante” un intervento ascoltato in aula, in cui si riferiva come nei programmi bilinguistici in atto, “alcuni bambini che ascoltavano la storia della loro cultura a scuola anche in un’altra lingua si sono quasi commossi, e sono andati a raccontarla ai loro genitori”.

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