Notizie Sir del giorno: Siria, Sinodo Amazzonia, Papa a Santa Marta, incendio a Samos, Notre-Dame, Whirlpool, economia sommersa

Siria: Astana alla prova del disimpegno Usa. Bressan (Lumsa), “in ballo c’è l’integrità territoriale”

Il 9 ottobre ha preso inizio l’offensiva turca in territorio siriano denominata “Fonte di pace”. Movimenti di truppe e di mezzi al confine, attacchi aerei e di terra, morti e feriti, molti civili, centinaia di migliaia di sfollati in fuga sono il quadro che accompagna questo nuovo fronte di guerra che non poche reazioni sta provocando a livello internazionale. Dopo una settimana che cosa è cambiato negli equilibri delle potenze internazionali e regionali coinvolte? Il Fronte di Astana (Turchia, Russia e Iran), messo alla prova dal disimpegno Usa, potrà ancora essere efficace per garantire l’integrità territoriale della Siria? Per Matteo Bressan, analista e docente, direttore dell’Osservatorio per la stabilità e sicurezza del Mediterraneo allargato (OssMed) della Lumsa, “Turchia, Iran e Russia avevano garantito una gestione dei precari equilibri siriani” con “un meccanismo di dialogo tra di loro. La questione che si presenta adesso è capire se questa formula potrà ancora essere efficace per garantire l’integrità territoriale della Siria e se, eventualmente, Mosca dovrà farsi garante della sicurezza della Turchia che, è bene ricordarlo, considera i gruppi armati curdi in Siria come terroristi. Tutto ciò non sarà agevole perché per Ankara è in ballo la propria sicurezza interna e, pertanto, ciò che accadrà in territorio siriano sarà sempre considerato di interesse vitale per Erdogan”. (clicca qui)

Sinodo per l’Amazzonia: serve un “rito indigeno”, proposto “organismo ecclesiale permanente”

“Creare Commissioni che lavorino sul metodo per dare un volto amazzonico anche alla liturgia”. È una delle proposte emerse al Sinodo per l’Amazzonia, dove il tema dell’inculturazione è stato uno degli argomenti più dibattuti. A riferirne sono stati mons. Rafael Alfonso Escudero López-Brea, vescovo prelato di Moyobamba, in Perù, e mons. Eugenio Coter, vicario apostolico di Pando e vescovo titolare di Tibiuca (Bolivia), durante il briefing odierno in sala stampa vaticana. Tra le proposte emerse quella di “un organismo ecclesiale permanente che si faccia carico di tutto il percorso post-sinodale, valorizzando il contributo della Repam”. Lo ha riferito padre Giacomo Costa, segretario della Commissione per l’informazione. “Creare una struttura ecclesiale, un organismo che accompagni il popolo di Dio nella regione panamazzonica”, hanno proposto i padri sinodali nella Congregazione generale di oggi, dando seguito al dibattito di ieri. Altro tema emerso in molti interventi in aula, ha riferito Paolo Ruffini, prefetto del Dicastero per la comunicazione della Santa Sede, quello dell’educazione, “in generale, non soltanto ecclesiale”, ha precisato a proposito della necessità di “una rete educativa per tutti i popoli indigeni, di cui la Chiesa è portatrice e parte attiva”. (clicca qui)

Papa Francesco: a Santa Marta, “Gesù non sopporta l’ipocrisia”. “Un cristiano che non sa accusare se stesso non è un buon cristiano”

“C’è un atteggiamento che il Signore non tollera: l’ipocrisia. È questo che succede oggi nel Vangelo. Invitano Gesù a pranzo, ma per giudicarlo, non per fare amicizia”. Lo ha detto il Papa, nell’omelia della messa celebrata oggi a Santa Marta. L’ipocrisia “è proprio apparire di un modo ed essere di un altro”, ha proseguito il Papa, secondo quanto riferisce Vatican News. “Gesù non sopporta l’ipocrisia”, ha ribadito Francesco: “E spesso chiama i farisei ipocriti, sepolcri imbiancati. Non è un insulto quello di Gesù, è la verità. ‘Da fuori tu sei perfetto, anzi inamidato, ma da dentro sei un’altra cosa’”. Secondo il Papa, “l’ipocrisia è il linguaggio del diavolo, è il linguaggio del male che entra nel nostro cuore e viene seminato dal diavolo. Non si può convivere con gente ipocrita ma ce ne sono”. L’antidoto all’ipocrisia, per Francesco, consiste nell’“imparare ad accusarci: ‘Io ho fatto questo, io la penso così, cattivamente… Io ho invidia, io vorrei distruggere quello…’, quello che è dentro, nostro, e dircelo, davanti a Dio. Questo è un esercizio spirituale che non è comune, non è abituale, ma cerchiamo di farlo: accusare noi stessi, vederci nel peccato, nelle ipocrisie, nella malvagità che c’è nel nostro cuore”. “Un cristiano che non sa accusare se stesso non è un buon cristiano”, ha concluso il Santo Padre, e rischia di cadere nell’ipocrisia. (clicca qui)

Incendio a Samos: Contenta (Msf), “nessun morto a causa del rogo, 600 sfollati ospitati da Ong e società civile”

“All’ospedale pubblico di Samos sono entrate persone ferite per accoltellamento ma fortunatamente non risulta nessun morto a causa dell’incendio nel Vathy camp. Ieri sera non sono state evacuate 5.000 persone, come è stato detto, ma circa 600 hanno dovuto lasciare le proprie tende e hanno trascorso la notte nelle uffici e locali messi a disposizione dalle Ong e dalle persone del posto. La prossima notte ci sarà una distribuzione di tende e beni di prima necessità, sempre a carico della società civile”. Lo ha affermato oggi al Sir Andrea Contenta, operatore umanitario di Medici senza frontiere che segue i progetti nell’isola di Samos, dove stanotte è divampato un incendio. Il quotidiano greco Kathimerini sostiene che il rogo sia legato a scontri tra profughi iniziati nel pomeriggio. “Al momento non abbiamo informazioni chiare sulle cause dell’incendio ma sappiamo che non c’è nessun morto”, precisa, ricordando la persistente situazione di sovraffollamento e disumanità nelle isole greche (Lesbo, Samos e Chios). Per Contenta, “gli incendi a Samos e Lesbo si sarebbero potuti evitare se le persone vivessero in condizioni migliori. Questo modello è fallimentare e non funziona: non si possono accumulare le persone come oggetti in un magazzino. Vuol dire essere ciechi e non ascoltare i bisogni”. (clicca qui)

Incendio Notre-Dame. Mons. Chauvet (rettore) a sei mesi dal rogo, “la cattedrale ha un’anima che non si è mai distrutta”

Lo scorso 15 aprile le fiamme divorano in diretta mondiale la cattedrale di Parigi. Tra lentezze e burocrazia, l’arcidiocesi di Parigi ha organizzato una conferenza stampa per fare il punto sui lavori e sulle donazioni fino ad oggi ricevute. Finora i fondi raccolti dalla Fondazione Notre-Dame ammontano ad un totale di 37 milioni di euro donati da 47mila persone di 109 Paesi del mondo. A questa somma vanno aggiunte le donazioni promesse e recentemente “concretizzate” di “grandi imprenditori” come François e François-Henri Pinault che il 30 settembre scorso ha concretizzato la promessa di 100 milioni di euro e Bernard Arnault che a nome della sua famiglia e del gruppo ha donato 200 milioni di euro. Per mons. Patrick Chauvet, rettore di Notre-Dame, “quando si vede bruciare una cattedrale come Notre-Dame si è presi da uno choc, direi anche da uno choc spirituale”. “La cattedrale è nel cuore dei parigini, dei francesi, e supera i nostri confini. Non mi aspettavo una tale generosità e dimensione affettiva. E quando parlo di dimensione affettiva mi riferisco a tutte quelle persone che guardando alla cattedrale in fiamme hanno pianto. Cristiani e non che piangevano di fronte a questo edificio che amavano e che rischiava di sparire per sempre. Esiste quindi uno ‘spirito della cattedrale’, un’anima che non si è mai distrutta”. (clicca qui)

Vertenza Whirlpool a Napoli: Mattone (Pastorale lavoro), “si perde un’eccellenza del territorio, un dramma per 1.200 lavoratori”

“È un’eccellenza del territorio a cadere. Sono 1.200 le persone che rischiano di vivere il dramma di perdere il lavoro. Credo che la politica debba intervenire in maniera decisa”. Lo ha detto al Sir il direttore dell’Ufficio per i problemi sociali e il lavoro dell’arcidiocesi di Napoli, Antonio Mattone, in merito alla vertenza Whirlpool che ha annunciato oggi la cessazione dell’attività produttiva dal 1° novembre, dopo il fallimento della trattativa con il governo per la riconversione del sito. Un’azienda dove “i dipendenti provengono da 96 Comuni diversi della Campania, dove sono 800 i giorni senza infortuni sul lavoro”. “Si rischia così di aumentare la lunga fila delle persone che vengono in diocesi a elemosinare un aiuto”, avverte Mattone. Nelle parole del direttore dell’Ufficio della diocesi tutta la preoccupazione per questa “improvvisa marcia indietro”, che definisce “preoccupante”. Sono 420 i dipendenti che perdono il lavoro e oltre 800 quelli delle aziende dell’indotto. “Si tratta di un ulteriore arretramento della situazione lavorativa a Napoli. Lo stabilimento si trova anche in una zona a rischio di infiltrazioni camorristiche. Quindi, il timore è che qualcuno per sopravvivere si ritrovi in situazioni illegali che prima non avrebbe pensato di compiere. Si mette a rischio anche la tenuta del territorio dal punto di vista della legalità”, è il monito di Mattone. (clicca qui)

Economia sommersa e illegale: Istat, nel 2017 valore di circa 211 miliardi di euro. Diminuisce al 12,1% il peso sul Pil, cresce il lavoro irregolare

Nel 2017 il valore aggiunto generato dall’economia non osservata, ovvero dalla somma di economia sommersa e attività illegali, si è attestato a poco meno di 211 miliardi di euro (erano 207,7 nel 2016), con un aumento dell’1,5% rispetto all’anno precedente, segnando una dinamica più lenta rispetto al complesso del valore aggiunto, cresciuto del 2,3%. Lo comunica oggi l’Istat diffondendo i dati de “L’economia non osservata nei conti nazionali” per gli anni 2014-2017. Stando ai dati diffusi, l’economia sommersa ammonta a poco meno di 192 miliardi di euro e le attività illegali a circa 19 miliardi. “L’incidenza dell’economia non osservata sul Pil – si legge nel report – si è lievemente ridotta portandosi al 12,1% dal 12,2% nel 2016 e confermando la tendenza in atto dal 2014, anno in cui si era raggiunto un picco del 13%”. Per quanto riguarda le unità di lavoro irregolari, nel 2017 sono state 3 milioni 700mila, in crescita di 25mila unità (+0,7%) rispetto al 2016. L’incidenza del lavoro irregolare è più elevata nel settore dei servizi (16,8%) e raggiunge livelli particolarmente elevati nel comparto degli altri servizi alle persone (47,7%) dove la domanda di prestazione lavorative non regolari da parte delle famiglie è rilevante. Molto significativa risulta la presenza di lavoratori irregolari anche in agricoltura (18,4%), nelle costruzioni (17,0%) e nel commercio, trasporti, alloggio e ristorazione (15,8%). (clicca qui)

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