Economia sommersa e illegale: Istat, si concentra nel commercio all’ingrosso e al dettaglio, trasporti e magazzinaggio, attività di alloggio e ristorazione

Il 41,7% del sommerso economico in Italia si concentra nel settore del commercio all’ingrosso e al dettaglio, trasporti e magazzinaggio, attività di alloggio e ristorazione, dove si genera il 21,4% del valore aggiunto totale. Analogamente l’incidenza relativa del ricorso al sommerso è alta negli altri servizi alle persone ed è pari al 12,3% del sommerso economico, pur contribuendo il settore solo per il 4,1% alla formazione del valore aggiunto totale. Lo comunica oggi l’Istat diffondendo i dati de “L’economia non osservata nei conti nazionali” per gli anni 2014-2017.
“A livello settoriale – spiega l’Istat – si evidenzia che il ricorso alla sotto-dichiarazione del valore aggiunto ha un ruolo significativo nel commercio, trasporti, alloggio e ristorazione, dove rappresenta il 13,2% del valore aggiunto del comparto, nelle costruzioni (11,9%) e nei servizi professionali (11,6%). Il fenomeno risulta meno rilevante nelle attività connesse alla produzione di beni alimentari e di consumo (9,2% del totale del settore), alla produzione di beni di investimento (2,4%) ed è solo marginale nella produzione di beni intermedi, energia e rifiuti (0,5%)”.
Per quanto riguarda l’impiego di lavoro irregolare, questo ha un peso particolarmente rilevante, pari al 22,7% del valore aggiunto, negli altri servizi per la persona, dove è forte l’incidenza del lavoro domestico, mentre il suo contributo risulta molto limitato nei tre comparti dell’industria in senso stretto (tra l’1,1% e il 3,0%) e negli altri servizi alle imprese (1,7%).
Nel settore primario il valore aggiunto sommerso è generato solo dall’impiego di lavoro irregolare, che rappresenta il 16,9% del totale prodotto dal settore.
Nel 2017, infine, sono aumentate le attività dell’economia illegale che hanno generato un valore aggiunto pari a 18,9 miliardi di euro (+0,8 miliardi rispetto all’anno precedente). I consumi finali di beni e servizi illegali sono risultati pari a 20,3 miliardi di euro (+0,9 miliardi rispetto al 2016), che corrispondono all’1,9% del valore complessivo della spesa per consumi finali. Tra 2014 e il 2017 l’incremento delle attività illegali è stato pari a 2,4 miliardi per il valore aggiunto e 2,7 miliardi per la spesa per consumi finali delle famiglie (con una crescita media annua rispettivamente del 4,7 e 4,9%).

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