Colombia: denuncia di un missionario, “nella zona del Pacifico fatti di violenza gravi come nei peggiori giorni della guerra”

“In questi giorni le comunità del Pacifico della Colombia ricevono notizie terribili da tutti i punti della costa”. Lo denuncia Leyner Palacios Asprilla, catechista e missionario claretiano a Bojaya, vittima della bomba del 2002 lanciata dalle Farc dentro la chiesa (davanti al cui crocifisso rimasto mutilato ha pregato anche Papa Francesco), che ha mandato un allarmante messaggio al seminario “È ancora viva la teologia della liberazione in Colombia,” che si è svolto alla Pontificia Università Javeriana di Bogotá, proprio pochi giorni prima della Giornata per la Pace convocata nelle diocesi del Pacifico e del Sudovest per il 18 ottobre.
Racconta il missionario: “Alcuni sicari hanno provato due settimane fa a rapire e uccidere un leader sociale a Tumaco, in pieno giorno e nel centro della città, minacciando anche tutti i membri dei Consigli della comunità nella regione, che si sono opposti al crimine. Nei rifugi indigeni dell’Alto Andágueda gli attacchi dei gruppi illegali hanno causato lo sfollamento di centinaia di indigeni verso Santa Cecilia, Pereira e Medellín, come era accaduto nei giorni peggiori della guerra, come accade di nuovo nonostante i solleciti avvertimenti e le molteplici chiamate che le organizzazioni hanno fatto alle autorità”.
Ancora: “Da Bojayá denunciano che un insegnante indigeno è stato rapito dalla guerriglia dell’Esercito di liberazione nazionale e non si sa nulla della sua integrità. Immaginate la paura in quel luogo, i bambini senza il loro insegnante”. I fiumi di Bojayá “oggi sono campi di battaglia e controversie tra l’Eln e i paramilitari, mentre a Guapi e López de Micay, due comuni della costa del Pacifico di Panama, durante l’ultima settimana ci sono stati omicidi selettivi, torture, recenti casi di sparizione forzata e numerosi scontri tra gruppi armati che hanno comunità terrorizzate”.

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