Il giorno del ritorno a Brescia è stato mesto, ancora più mesto quello dell'addio. Lo è sempre nel momento in cui salutiamo una persona cara, lo è per ogni morte, lo è di più quando i contorni sono quelli della tragedia e quando i protagonisti sono dei giovani pieni di vita. I noti fatti di Duisburg hanno riconsegnato alla sua famiglia il corpo di Giulia Minola, vittima italiana di un dramma che evoca ancora molti interrogativi. Domande aperte poste, più che ai giovani, a un mondo di adulti e a un contesto sociale e politico che, come sempre, pare si accorgano di loro solo quando capitano queste cose e smettono di interessarsene il giorno dopo. Perché, come è stato scritto in questi giorni, Duisburg rappresenta qualcosa del mondo giovanile che ai più sfugge. Quella "Love parade" col suo milione di giovani provenienti da tutta Europa era l'apice di uno stile e di un modo di vivere la giovinezza che certo non rappresenta ciò che gli adulti intendono come la "meglio gioventù". Dentro questi tipi di manifestazioni, infatti, si leggono il bisogno di ritrovarsi in massa, di sentirsi dentro un ritmo e una musica che vibra con te e i tuoi sentimenti, di emozionarsi, di "uscire fuori", magari di eccedere per eccedere, di perdere il controllo, di celebrare "riti e simboli" forse laici o pagani, ma che dicono della non estraneità all'oltre dell'uomo anche di quello contemporaneo. Ma a Brescia, insieme a Giulia e al suo mondo, noi abbiamo visto, in queste giornate, anche lo smarrimento di ogni famiglia che vive un dolore. Quello di ogni madre e padre che perdono un figlio e una figlia, quello di amici e vicini che non riescono a darsi ragione di quanto è accaduto. Non è facile viverlo con dignità e forza. Non è facile viverlo con fede. Ma dove le persone non possono arrivare a questo deve supplire la comunità. Il segno della comunità, infatti, come indicato dal vescovo Luciano Monari ai bresciani con la sua Lettera pastorale, trova nei momenti del dolore uno dei campi di prova più veri. Sta alla comunità, soprattutto a quella cristiana, con rispetto e attenzione, portare la forza della preghiera laddove dovesse, anche nella sofferenza, mancare. Sta alla comunità esprimere la speranza di un aldilà, di un futuro, che non per tutti è facile intravedere. È di questa comunità il compito di esserci e in mille modi far sentire vicinanza, solidarietà e amore. Infine, starà alla comunità farsi carico dei problemi e rilanciare le questioni che, dopo le emozioni, non dovranno trovarci insensibili. Chi, infatti, saprà interpretare ciò che dietro e dentro Duisburg si è svelato? Basterà la passione educativa di genitori, insegnanti, educatori, preti, a farsi carico di ciò che, anche in questa occasione, ci pare ci sia sfuggito dalle mani? Ci è sfuggito, ci sfugge, come ci pare fuggita Giulia in una giornata qualunque. Nella sua casa resta la sua camera, le "sue cosine", i suoi libri, la musica, l'arte e i suoi sogni. In noi, forse, l'ennesima sensazione di una sconfitta umana e la voglia di ritrovare speranza. Ma oggi questa calda estate che ha avuto a Brescia come protagonisti i volti di migliaia di ragazzi in tante esperienze diverse e piene di vita… oggi, tace.
Adriano Bianchi direttore "La Voce del Popolo" (Brescia)
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