Servizio Informazione Religiosa - Direttore: Paolo Bustaffa | Versione Accessibile | Mappa del Sito |
CercaMotore di Ricerca
Chi Siamo | i Nostri Servizi | Scrivici | Credits

 




Testimoni Digitali
Il Papa e la CEI
Attualità
da Lunedi 08 Marzo 2010 a Domenica 14 Marzo 2010
Sabato 13 Marzo 2010
SCANDALO ABUSI SESSUALI - Il rigore di Benedetto XVI
L'Osservatore Romano
Sul sito dell'arcidiocesi di München und Freising è disponibile un comunicato, di cui L’Osservatore Romano del 14 marzo pubblica una sua traduzione.
Seguono, riprese sempre dal quotidiano della Santa Sede, una nota di mons. Giuseppe Versaldi e un'intervista con il promotore di giustizia della Congregazione per la dottrina della fede apparsa su “Avvenire” del 13 marzo.


Comunicato dell'arcidiocesi di München und Freising

Nell'esaminare presunti casi di abusi nei decenni passati, l'ordinariato arcidiocesano ha riscontrato gravi errori, negli anni Ottanta, nel trattamento delle informazioni relative a un sacerdote. Secondo quanto riportato dalla «Süddeutsche Zeitung» giovedì 11 marzo, il gruppo di lavoro istituito dal vicario generale, monsignor Peter Beer, per esaminare i casi del passato, ha scoperto che un sacerdote proveniente dalla diocesi di Essen, malgrado le accuse di abusi sessuali e nonostante una condanna, è stato ripetutamente impiegato nella cura pastorale dal vicario generale di allora, Gerhard Gruber. Gruber si assume la piena responsabilità per queste decisioni sbagliate.
Secondo le ricerche svolte dal gruppo di lavoro dell'ordinariato, la questione per il momento si presenta nel modo seguente.
In qualità di cappellano, il sacerdote H., su richiesta della diocesi di Essen, nel gennaio 1980 venne accolto nell'arcidiocesi di München und Freising. A München doveva seguire una terapia. In base agli atti, il gruppo di lavoro parte dal presupposto che all'epoca fosse noto che presumibilmente egli doveva seguire questa terapia a causa di relazioni sessuali con dei ragazzi. Nel 1980 venne deciso di alloggiare H. in una casa parrocchiale perché potesse seguire la terapia. Questa decisione fu presa insieme all'arcivescovo di allora. Nonostante questa decisione, però, H. fu destinato, senza restrizioni, dal vicario generale dell'epoca alla collaborazione nella cura pastorale in una parrocchia di Monaco.
In tale periodo - dal 1° febbraio 1980 al 31 agosto 1982 - non risultano denunce o accuse nei confronti di H.
Dal settembre 1982 all'inizio del 1985 H. collaborò nella cura pastorale a Grafing. Dopo che emersero accuse di abusi sessuali e la polizia avviò delle indagini, con lettera del 29 gennaio 1985 venne esonerato dal servizio. Nel giugno 1986, il cappellano H. fu condannato dal tribunale di prima istanza di Ebersberg a 18 mesi di detenzione con la condizionale e a una pena pecuniaria di 4.000 marchi per abusi sessuali su minori. Il periodo di sospensione condizionale fu fissato a cinque anni. Al condannato venne ordinato di sottoporsi a psicoterapia.
Dal novembre 1986 all'ottobre 1987 H. venne impiegato come cappellano in un istituto per anziani. Infine, fino al settembre 2008 ha lavorato in una parrocchia a Garching/Alz, inizialmente come curato, poi come amministratore parrocchiale. Nella decisione di affidargli il nuovo incarico nella cura pastorale parrocchiale evidentemente sono stati determinanti la pena relativamente lieve comminata dal tribunale di Ebersberg e i referti dello psicologo che lo aveva in cura.
Dopo la condanna del 1986, l'ordinariato non è venuto a conoscenza di altre accuse.
Il 6 maggio 2008 H. è stato esonerato dai suoi compiti di amministratore parrocchiale a Garching e a partire dall'ottobre 2008 è stato impiegato come cappellano per i centri di cura e per il turismo. Gli è stata posta come condizione di non lavorare più con bambini, giovani e ministranti. Una nuova perizia medico-legale, eseguita su richiesta del nuovo arcivescovo Reinhard Marx, secondo l'ordinariato non consentiva la permanenza di H. nella cura pastorale.
L'ex vicario generale Gerhard Gruber spiega a tale proposito: «Il ripetuto impiego di H. nella cura pastorale è stato un grave errore. Me ne assumo la piena responsabilità. Deploro profondamente che, a causa di questa decisione, si sia giunti a reati contro i giovani e chiedo scusa a tutti coloro che hanno subito un danno».


Nota di mons. Giuseppe Versaldi, vescovo di Alessandria, ordinario emerito di diritto canonico e psicologia alla Pontificia Università Gregoriana

Qualche precisazione è opportuna a proposito degli abusi sessuali sui minori che in passato sono stati compiuti da appartenenti al clero cattolico e che ora, specialmente in alcuni Paesi, stanno venendo alla luce con grande evidenza su molti media. Innanzitutto, va ribadita la condanna senza riserve di questi gravissimi delitti che ripugnano alla coscienza di chiunque. Se poi questi crimini vengono compiuti da persone che rivestono un ruolo nella Chiesa - persone nelle quali viene riposta una speciale fiducia da parte dei fedeli e particolarmente dei bambini - allora lo scandalo diventa ancora più grave ed esecrabile. Giustamente la Chiesa non intende tollerare alcuna incertezza circa la condanna del delitto e l'allontanamento dal ministero di chi risulta essersi macchiato di tanta infamia, insieme alla giusta riparazione verso le vittime.
Ribadita questa posizione, va però sottolineato un accanimento nei confronti della Chiesa cattolica, quasi fosse l'istituzione dove con più frequenza si compiono tali abusi. Per amore della verità bisogna dire che il numero dei preti colpevoli di questi abusi è in America del nord, dove si è registrato il maggior numero di casi, molto ridotto ed è ancora minore in Europa. Se questo ridimensiona quantitativamente il fenomeno, non attenua in alcun modo la sua condanna né la lotta per estirparlo, in quanto il sacerdozio esige che vi accedano soltanto persone umanamente e spiritualmente mature. Anche un solo caso di abuso da parte di un prete sarebbe inaccettabile.
Tuttavia, non si può non rilevare che l'immagine negativa attribuita alla Chiesa cattolica a causa di questi delitti appare esagerata. C'è poi chi imputa al celibato dei sacerdoti cattolici la causa dei comportamenti devianti, mentre è accertato che non esiste alcun nesso di causalità: innanzitutto, perché è noto che gli abusi sessuali su minori sono più diffusi tra i laici e gli sposati che non tra il clero celibatario; in secondo luogo, i dati delle ricerche evidenziano che i preti colpevoli di abusi già non osservavano il celibato.
Ma è ancora più rilevante sottolineare che la Chiesa cattolica - a dispetto dell'immagine deformata con cui la si vuole rappresentare - è l'istituzione che ha deciso di condurre la battaglia più chiara contro gli abusi sessuali a danno dei minori partendo dal suo interno. E qui bisogna dare atto a Benedetto XVI di avere impresso un impulso decisivo a questa lotta, grazie anche alla sua ultraventennale esperienza come prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede. Non va infatti dimenticato che proprio da quell'osservatorio il cardinale Ratzinger ha avuto la possibilità di seguire i casi di abusi sessuali che venivano denunciati e ha favorito una riforma anche legislativa più rigorosa in materia.
Ora, come supremo pastore della Chiesa, il Papa mantiene anche in questo campo - ma non solo - uno stile di governo che mira alla purificazione della Chiesa, eliminando la «sporcizia» che vi si annida. Benedetto XVI si dimostra, dunque, un pastore vigilante sul suo gregge, a dispetto dell'immagine falsata di uno studioso dedito soltanto a scrivere libri il quale delegherebbe ad altri il governo della Chiesa, secondo uno stereotipo che qualcuno, purtroppo anche all'interno della gerarchia cattolica, vorrebbe accreditare. È grazie al maggiore rigore del Papa che diverse conferenze episcopali stanno facendo luce sui casi di abusi sessuali, collaborando anche con le autorità civili per rendere giustizia alle vittime.
Appare dunque paradossale rappresentare la Chiesa quasi fosse la responsabile degli abusi sui minori ed è ingeneroso non riconoscere a essa, e specialmente a Benedetto XVI, il merito di una battaglia aperta e decisa ai delitti commessi da suoi preti. Con l'aggiunta di un altro paradosso: quando la Chiesa saggiamente stabilisce norme più severe per prevenire l'accesso al sacerdozio di persone immature in campo sessuale, in genere viene attaccata e criticata da quella stessa parte che la vorrebbe principale responsabile degli abusi sui minori. La linea rigorosa e chiara assunta dalla Santa Sede deve invece essere recepita nella Chiesa - e non solo - per garantire la verità, la giustizia e la carità verso tutti.


Intervista con il promotore di giustizia della Congregazione per la dottrina della fede

Alla Chiesa non piace la giustizia spettacolo, ma ciò non significa che essa non sia rigorosa nell'accertare abusi sessuali compiuti da sacerdoti diocesani o religiosi, sine acceptione personarum, o che ne ostacoli la denuncia alle autorità civili. Non lascia spazio a dubbi né a equivoci monsignor Charles J. Scicluna - promotore di giustizia della Congregazione per la Dottrina della Fede - nel riaffermare la posizione della Chiesa a proposito della pedofilia.
In una intervista al quotidiano «Avvenire», pubblicata nella edizione di sabato 13 marzo, il prelato ribadisce che «sul piano dei principi la condanna per questa tipologia di delitti è stata sempre ferma e inequivocabile». E ricorda che già la prima edizione dell'istruzione Crimen sollicitationis stabiliva nel 1922 norme procedurali da seguire «nei casi di sollecitazione in confessionale e di altri delitti più gravi a sfondo sessuale come l'abuso sessuale di minori». Norme che - spiega - solo a causa di una cattiva traduzione in inglese sono state interpretate come se la Santa Sede «imponesse il segreto per occultare i fatti. Ma non era così. Il segreto istruttorio serviva per proteggere la buona fama di tutte le persone coinvolte, prima di tutto le stesse vittime, e poi i chierici accusati, che hanno diritto - come chiunque - alla presunzione di innocenza fino a prova contraria». Va poi ricordato che il motu proprio di Giovanni Paolo II Sacramentorum sanctitatis tutela, del 30 aprile 2001, stabilisce l'esclusiva competenza della Congregazione per la Dottrina della Fede nel giudicare i delicta graviora, quelli cioè commessi contro la morale e nella celebrazione dei sacramenti. In una lettera riservata - firmata dal cardinale prefetto Joseph Ratzinger e dal segretario, arcivescovo Tarcisio Bertone - inviata a tutti i vescovi della Chiesa il 18 maggio di quello stesso anno, la Congregazione annunciava tutte le norme, sostanziali e processuali, su questi «delitti più gravi». A questo proposito Scicluna rivela che la Congregazione in questi ultimi nove anni - cioè dal 2001 al 2009 - è stata chiamata a esaminare «accuse riguardanti circa tremila casi di sacerdoti diocesani e religiosi che si riferiscono a delitti commessi negli ultimi cinquanta anni». Naturalmente i tremila casi di cui parla monsignor Scicluna non si riferiscono soltanto a casi di pedofilia. «Possiamo dire - precisa infatti rispondendo a una delle domande postegli - che grosso modo nel 60 per cento di questi casi si tratta più che altro di atti di efebofilia, cioè dovuti ad attrazione sessuale per adolescenti dello stesso sesso; in un altro 30 per cento di rapporti eterosessuali e nel 10 per cento dei casi di atti di vera e propria pedofilia, cioè determinati da un'attrazione sessuale per bambini impuberi». I casi di preti «accusati di pedofilia vera e propria - precisa - sono quindi circa trecento in nove anni. Si tratta sempre di troppi casi, per carità! Ma bisogna riconoscere che il fenomeno non è così esteso come si vorrebbe far credere». Negli ultimi anni - dal 2007 al 2009 - rivela che «la media annuale segnalata alla Congregazione da tutto il mondo riguarda 250 casi» di delicta graviora su un totale di 400 mila sacerdoti diocesani e religiosi nel mondo.
A processo penale o amministrativo arrivano il 20 per cento dei casi, e normalmente «è stato celebrato - dice il promotore di giustizia - nelle diocesi di provenienza, sempre sotto la nostra supervisione, e solo rarissimamente qui a Roma. Facciamo così anche per una maggiore speditezza dell'iter. Nel 60 per cento dei casi poi, soprattutto a motivo dell'età avanzata degli accusati, non c'è stato processo, ma nei loro confronti sono stati emanati dei provvedimenti amministrativi e disciplinari, come l'obbligo a non celebrare la messa con i fedeli, a condurre una vita ritirata e di preghiera. È bene ribadire che in questi casi, tra i quali ce ne sono alcuni eclatanti di cui si sono occupati i media, non si tratta di assoluzioni. Certo non c'è stata una condanna formale, ma se si è obbligati al silenzio e alla preghiera qualche motivo ci sarà».
I casi «particolarmente gravi e con prove schiaccianti» dice Scicluna, sono il 10 per cento e «il Santo Padre si è assunto la dolorosa responsabilità di autorizzare un decreto di dimissioni dallo stato clericale. Un provvedimento gravissimo, preso per via amministrativa ma inevitabile. Nell'altro 10 per cento dei casi, poi, sono stati gli stessi chierici accusati a chiedere la dispensa dagli obblighi derivati dal sacerdozio. Che è stata prontamente accettata. Coinvolti in questi ultimi casi ci sono stati sacerdoti trovati in possesso di materiale pedopornografico e che per questo sono stati condannati dall'autorità civile». A proposito dei rapporti con l'autorità civile il promotore di giustizia, rispondendo ad una precisa domanda in questo senso, ricorda che in alcuni paesi come la Francia «i vescovi, se vengono a conoscenza di reati commessi dai proprio sacerdoti al di fuori del sigillo sacramentale della confessione, sono obbligati a denunciarli all'autorità giudiziaria» e laddove non sussiste questo obbligo «non imponiamo ai vescovi di denunciare i propri sacerdoti, ma li incoraggiamo a rivolgersi alle vittime per invitarle a denunciare questi sacerdoti di cui sono vittime. Inoltre li invitiamo a dare tutta l'assistenza spirituale, ma non solo spirituale, a queste vittime. In un recente caso riguardante un sacerdote condannato da un tribunale civile italiano, è stata proprio questa Congregazione a suggerire ai denunciatori, che si erano rivolti a noi per un processo canonico, di adire anche alle autorità civili nell'interesse delle vittime e per evitare altri reati».
A questo proposito monsignor Scicluna ha definito «un'accusa falsa e calunniosa» quella secondo la quale l'allora cardinale Ratzinger, proprio in qualità di prefetto della Congregazione della Dottrina della Fede, avrebbe favorito una politica di occultamento in questi casi: «Mi permetto di segnalare alcuni fatti. Tra il 1975 ed il 1985 mi risulta che nessuna segnalazione di casi di pedofilia da parte di chierici sia arrivata all'attenzione della nostra Congregazione. Comunque dopo la promulgazione del Codice di diritto canonico del 1983 c'è stato un periodo d'incertezza sull'elenco dei delicta graviora riservati alla competenza di questo dicastero. Solo col motu proprio del 2001 il delitto di pedofilia è tornato alla nostra competenza esclusiva. E da quel momento il cardinale Ratzinger ha mostrato saggezza e fermezza nel gestire questi casi. Di più. Ha mostrato anche grande coraggio nell'affrontare alcuni casi molto difficili e spinosi, sine acceptione personarum [“senza distinzione di persone”]. Quindi accusare l'attuale Pontefice di occultamento è, ripeto, falso e calunnioso».
Il prelato infine giudica, in base alla prassi consueta, ormai inadeguato il termine dei dieci anni previsto per la prescrizione dei delicta graviora. «Sarebbe auspicabile - afferma - un ritorno al sistema precedente dell'imprescrittibilità dei delicta graviora». Il termine venne infatti introdotto con il motu proprio del 2001. «Comunque - conclude il promotore di giustizia - il 17 novembre del 2002 il servo di Dio Giovanni Paolo II ha concesso a questo dicastero la facoltà di derogare dalla prescrizione caso per caso, su motivata domanda dei singoli vescovi. E la deroga viene normalmente concessa».

Le altre news della settimana

Sabato 13/03
- SCANDALO ABUSI SESSUALI - Il rigore di Benedetto XVI
L'Osservatore Romano
Sabato 13/03
- EUROPA E TERRITORIO - Le voci degli emigrati
Convegno Fisc a Piacenza (18-20 marzo)
Venerdi 12/03
- DIO OGGI - La grande domanda
Volume su convegno Cei: riflessioni del card. Ruini e di mons. Ravasi
Giovedi 11/03
- EUROPA E TERRITORIO - Un futuro comune
Convegno Fisc a Piacenza (18-20 marzo)
Giovedi 11/03
- GIORDANIA - Le pietre vive
I cristiani in un Paese modello di convivenza per il Medio Oriente
Mercoledi 10/03
- LIBERTÀ RELIGIOSA - Essenza etica della società
L'Alto commissario Onu per i diritti umani all'Università Lateranense
Mercoledi 10/03
- GIORDANIA - Nel ricordo del volto
Un anno dopo la visita di Benedetto XVI
Martedi 09/03
- CHIESA E ABUSI SESSUALI - Per non falsare la prospettiva
Una nota di padre Federico Lombardi
Martedi 09/03
- EUROPA E TERRITORIO - In reciproco ascolto
Convegno Fisc (Piacenza 18-20 marzo): incontro con don Giorgio Zucchelli
Lunedi 08/03
- BENEDETTO XVI - Tre immagini
Roveto ardente, fico sterile, fatti di cronaca
Lunedi 08/03
- MISSIONI CATTOLICHE - Laboratori di frontiera
Sono 250 in Europa
Lunedi 08/03
- ECONOMIA E SOCIETÀ - Il valore della gratuità
Il Papa: il volontariato è un patrimonio
[Stampa questa pagina] [Segnala questa pagina]