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da Lunedi 01 Marzo 2010 a Domenica 07 Marzo 2010
Venerdi 05 Marzo 2010
TERREMOTO CILE - Un patrimonio a pezzi
Almeno 20/30 chiese distrutte, un appello alla solidarietà
Sono almeno 20/30 le chiese distrutte dal terremoto in Cile, ma dati certi si avranno solo la settimana prossima, quando sarà fatta una stima completa dei danni. Nella sola diocesi di Talca 14 parrocchie hanno subito danni "irreparabili", 18 parrocchie e 4 case studentesche danni "gravi". Un appello alla generosità "per aiutarci a 'restaurare senza dimenticare', salvando la veridicità storica del nostro patrimonio artistico" - come ad Assisi e a L'Aquila - viene rivolto da Maria Elena Troncoso, segretaria esecutiva della Commissione nazionale dei beni culturali della Chiesa cilena. Fortunatamente, a differenza di Haiti, non ci sono stati morti nelle strutture cattoliche perché il sisma è avvenuto di notte. Intanto la terra in Cile continua a tremare e il bilancio dei morti è salito a 800, mentre la Caritas sta distribuendo aiuti di emergenza e spera di raggiungere presto 150.000 famiglie. La Cei ha stanziato il 3 marzo 1 milione di euro. La Commissione nazionale dei beni culturali ha diffuso in questi giorni un prontuario di raccomandazioni per tutelare i beni ecclesiastici che hanno subìto danni. Tra i suggerimenti, anche "difendere edifici e beni da furti e saccheggi". L'abbiamo raggiunta telefonicamente a Santiago del Cile.

A che punto è la stima dei danni a chiese e strutture ecclesiastiche?
"Stiamo cercando di quantificare i danni. Abbiamo inviato una nota a tutte le sedi vescovili, chiedendo di stilare una lista dei beni. Non è stata ancora possibile una stima perché stiamo aspettando che la terra si assesti, visto che ogni giorno ci sono nuove scosse. Speriamo di avere i dati la prossima settimana. Consigliamo di agire con prudenza e fare attenzione a non considerare irreparabili tutti i danni. Perché normalmente le chiese antiche sono costruite con sistemi migliori e materiali molto semplici, che durano a lungo e sono molto resistenti. Basti pensare che in California, terra di terremoti, si sta costruendo di nuovo con mattoni. È probabile che le chiese più antiche si possano riparare con facilità. Abbiamo chiesto di non trattare i pezzi caduti come materiale ingombrante da smaltire, ma di metterli da parte per vedere se è possibile recuperarli".

Quindi le chiese di nuova costruzione hanno retto meno all'impatto del sisma?
"Sì, tanti edifici costruiti di recente hanno subito gravissimi danni. Pare che nella zona di Concepcion, vicino all'epicentro del sisma, ci siano chiese completamente rase al suolo, anche dove i tetti antichi sono stati sostituiti da tetti moderni. Non bisognerebbe mai cambiare la struttura originale di pietra o di mattoni, perché il peso del tetto, in caso di terremoti, distrugge anche le pareti laterali".

Nelle raccomandazioni suggerite di scattare foto, coprire con materiali isolanti, raccogliere i reperti e i documenti. Ma soprattutto chiedete alle comunità di fedeli di proteggere beni ed edifici da furti e saccheggi. Ci sono stati dei casi concreti?
"Finora non è successo nulla, anche perché i saccheggi e i furti hanno riguardato soprattutto gli alimenti, l'acqua e il vestiario, tutti beni necessari alla sopravvivenza. Ma dobbiamo stare molto attenti: è noto che i beni ecclesiastici sono il secondo luogo al mondo colpito da furti. Sappiamo che non mancano persone prive di scrupoli che possono approfittarne. Il patrimonio culturale cileno rappresenta le nostre radici, perciò dobbiamo tutelarlo con cura e prevenire ogni evenienza per evitare ulteriori danni".

Lei lavora anche nella cattedrale di Santiago, che danni ha subìto?
"La cattedrale fortunatamente è stata costruita molto bene alla fine del XVIII secolo, anche con il contributo di architetti italiani. Sono caduti solo gli stucchi e gli ornamenti di gesso. Molti pezzi possono essere recuperati tramite restauri".

Come pensate di affrontare le spese per i restauri e la ricostruzione?
"Dipende dalla solidarietà delle comunità, all'interno del Cile e all'estero. Speriamo che ci aiutino a 'restaurare senza dimenticare' la veridicità storica del nostro patrimonio, senza cambiare le strutture originarie. Ringrazio chi si occupa di beni culturali in Italia e in Vaticano: grazie a loro abbiamo una documentazione e una esperienza utilissima, che ci ha insegnato a conservare e restaurare. Chiedo che ci aiutino a mantenere in vita il nostro patrimonio e non ci dimentichino, perché in America Latina vivono i discendenti degli europei. Speriamo che, nel momento della ricostruzione, ci appoggino con più generosità possibile. Le comunità dei fedeli sono molto legate a queste chiese e alle immagini devozionali. Per noi sono di grande valore artistico perché rappresentano la nostra cultura, il nostro modo di vedere l'arte".

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