Fragile, provvisoria e incompiuta

Fragile, provvisoria e incompiuta la politica italiana non cessa di sorprendere. Perché, sostenere il varo di uno strumento che le famiglie attendono da anni, sarebbe davvero un evento. L’ipotesi è nelle mani del Presidente del Consiglio Conte

(Foto: Presidenza del Consiglio dei ministri)

Fragile, provvisoria e incompiuta la politica italiana non cessa di sorprendere. Perché, sostenere il varo di uno strumento che le famiglie attendono da anni, sarebbe davvero un evento. L’ipotesi è nelle mani del Presidente del Consiglio Conte. Si tratta di trovare le risorse per varare un “assegno unico” sul modello di altri Paesi Europei: circa 150 Euro al mese per ogni figlio, erogato a dipendenti e autonomi, o 250 Euro se a questi si aggiungono le detrazioni per familiari a carico. La proposta, suggerita qualche anno fa ed oggi riformulata in un nuovo disegno di legge, viene con decisione promossa dal Forum delle famiglie. Ma tutte le forze politiche, dai 5 Stelle a Forza Italia, hanno apertamente dichiarato di essere a favore della manovra di Conte. La cosa sembrerebbe in dirittura d’arrivo ma purtroppo non è così. È presto per poter ragionare sulle cifre, sui dettagli e le risorse. Mentre non è affatto presto ragionare sui principi e sui valori da difendere e invocare uno strumento destinato a tutti coloro che hanno figli a carico. Sarebbe una realtà davvero nuova per l’Italia. Un “sussidio” unico e universale, infatti, supera la logica occasionale dei bonus ed è uno strumento adatto per mettere sullo stesso piano tutti i figli. Ciò dovrebbe far nascere un moderno sistema, non tanto di “sostegno al bisogno”, quanto di incentivo alla famiglia e alla natalità. Sono questi i temi di cui si dovrebbe parlare in un Paese ad alta emergenza demografica e che nei prossimi anni andrà incontro al temuto problema della protezione sociale per carenza di popolazione attiva. Quest’ultima questione non ammette leggerezze, va trattata con responsabilità e onestà intellettuale. L’assegno unico e universale rappresenta una svolta determinante affinché l’Italia superi l’impostazione delle politiche della famiglia come politiche contro la povertà. E sarebbe anche l’occasione per trasferire alle famiglie un’idea di Stato e di comunità con un compito preciso, quello di crescere e di educare le nuove generazioni investendo sul futuro. Ciò non è un compito facile, in un Paese dove non si parla mai del reddito familiare, si distribuiscono bonus con leggerezza, si alzano barriere quando si parla di nascite e di figli. Non ci sono primi figli, secondi, e tanto meno terzi; mancano i fratelli e stanno scomparendo le famiglie numerose. È chiaro che dietro questa deriva vi è una profonda trasformazione di carattere culturale. Eppure se l’Italia è diventata il secondo Paese più anziano al mondo dietro al Giappone ed è tra le nazioni con il più basso indice di fecondità, la cultura non spiega tutto. Dietro c’è anche e soprattutto una questione di carattere economico. Esperti e cronisti non hanno dubbi. Vedi Massimo Calvi: “ciò che va riconosciuto è il valore del figlio, che prescinde e supera le condizioni della famiglia in cui nasce”.

(*) direttore de “Il nuovo amico” (Pesaro)

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